La dimensione come scelta, il pensiero come valore

Da quando, nel lontano 1995, ho iniziato a lavorare al Technopop come Teorema di Assoluzione Estetica Globale, ho dedicato molte delle mie energie a verificare la possibilità di applicarne i canoni anche alla scala architettonica.
I risultati fin qui ottenuti, per quanto soddisfacenti, non possono considerarsi definitivi ne, tanto meno, risolutori. Quella Architettonica è una disciplina complessa, il cui esercizio non può prescindere da considerazioni di natura funzionale, tecnologica, strutturale, e, non ultima, ambientale. Il lavoro fin qui svolto reca le tracce evidenti dell'entusiasmo con il quale ci si è dedicati a tale ricerca, ma, bisogna ammetterlo, la strada è ancora tutta da compiere, per poter giungere al livello di definizione stilistica raggiunto con la Pittura.
Ciò che ha caratterizzato la mia esperienza progettuale (fin qui messa in campo principalmente in ambito residenziale) potrebbe essere definito come un tentativo, in realtà fin ora piuttosto laico, di celebrare i più opportuni canoni di quella Ragione Abitativa, continuamente e ripetutamente messa in discussione dallo stucchevole avvicendarsi di posizioni speculative speudointellettualistiche che tanto male hanno fatto alla nostra Cultura Architettonica Nazionale, derivanti, troppe volte, da posture intenzionali troppo spesso arbitrarie quando non contraddittorie, protagoniste, nel migliore dei casi, di quella condizione di  esasperata perplessità condizionale, in balia della della quale, come ben sappiamo, progettare ha finito per diventare un vezzo, pianificare un capriccio, e costruire un'illusione. 
Le immagini che seguono sono estratte da alcuni elaborati progettuali realizzati di recente. Le ritengo sufficientemente significative del mio modo di concepire la Ragione Architettonica stessa.
Da una attenta osservazione delle stesse si può risalire facilmente ai principi di congruenza e di ammissibilità funzionale, tecnologica, dimensionale ed ambientale che hanno motivato le scelte successivamente messe in campo. Il lavoro è solo all'inizio. Proprio in questo periodo sto dedicando ulteriore attenzione ad un discorso compositivo più affine ai dettami estetici del Technopop. Non so quanto durerà questa ulteriore fase di studio, né posso prevedere, da ora, quali saranno i risultati e le posizioni a cui giungerò. L'unica cosa che posso assicurare è che il mio entusiasmo farà ancora una volta da protagonista per un percorso di ulteriore evoluzione e verifica stilistica, concettuale, espressiva.





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